Colombi. L’attacco allo smart-working è l’effetto di un CCNL che non andava firmato

Da qualche tempo nelle Funzioni Centrali si moltiplicano i segnali di insofferenza delle amministrazioni verso il lavoro agile. Questa forma flessibile di organizzazione del lavoro sembrava destinata a diventare vincente nella P.A. del futuro, ma pare che il vento stia cambiando.
Infatti, sempre più spesso i nostri colleghi sono costretti a fronteggiare il tentativo della dirigenza di rendere meno fruibile lo smart-working, forzando, o modificando unilateralmente gli accordi sindacali. È così ridotto il numero dei giorni settimanali, imposti nuovi paletti sulle modalità di fruizione, inventate complicazioni burocratiche per ‘verificare’ la produttività da remoto o il diritto al buono pasto. C’è perfino qualche Sommo Vertice che si sente




























