
Dalle numerose interviste che abbiamo raccolto negli ultimi mesi tra i quadri dirigenti della Uilpa in tutto il territorio nazionale emerge che un contratto nazionale firmato da una maggioranza esigua di organizzazioni sindacali nasce zoppo e dunque privo della forza necessaria per esprimere la sua piena esigibilità nella vita delle amministrazioni.
È questa, secondo molti dei nostri intervistati l’eredità più pesante del CCNL 2022-2024 per il comparto delle Funzioni Centrali. Un accordo che, a distanza di mesi dalla sua entrata in vigore, appare sempre più come un guscio vuoto, i cui contenuti vengono sistematicamente elusi, specialmente nelle parti che riguardano le condizioni operative e la qualità della vita lavorativa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una corsa al ribasso dei diritti, che sta vanificando non solo le nuove clausole, ma anche conquiste che sembravano ormai acquisite.
Lo smantellamento silenzioso: dallo smart working agli orari
Nei ministeri, negli enti pubblici non economici, nelle agenzie fiscali e in tutti gli organismi di diritto pubblico, si sta consumando un lento ma inesorabile smantellamento delle tutele contrattuali. Lo smart working, fiore all’occhiello di una modernizzazione faticosamente raggiunta, è oggi messo pesantemente in discussione in molte amministrazioni.
Parallelamente, l’attuazione dei nuovi ordinamenti professionali stenta a decollare, bloccata in un limbo burocratico che nega ai dipendenti le progressioni di carriera e i riconoscimenti economici pattuiti. Gli orari di lavoro, anziché diventare più flessibili per favorire la conciliazione con la vita privata, vengono resi più rigidi, in netto contrasto con i proclami sulla work-life balance. Gli organismi di partecipazione, come l’Organismo Paritetico Istituzionale (OPI), restano lettera morta, privando i dipendenti di un canale di dialogo fondamentale. Anche la programmazione delle ferie viene spesso gestita in modo unilaterale, mentre proposte innovative come la settimana lavorativa su quattro giorni non sono state neanche prese in considerazione.
A questo si aggiunge un controllo burocratico sempre più serrato sull’attività dei dipendenti, in un clima di diffusa sfiducia che mina il morale e l’efficienza. Una gestione poco attenta delle risorse umane si riflette, infine, nell’alto tasso di turnover dei giovani assunti: inseriti in contesti poco gratificanti e privi di prospettive, i neoassunti si dimettono appena possibile per cercare fortuna altrove, in un drenaggio di competenze e energie fresche che il settore pubblico non può permettersi.
La distorsione della rappresentanza: il paradosso dei tavoli vietati
Forse l’aspetto più paradossale e criticabile di questa fase è la distorsione dei meccanismi di rappresentanza. Come denunciano diversi dei nostri intervistati in non pochi enti si sta verificando un capovolgimento della rappresentatività. Applicando nel modo più restrittivo le norme contrattuali, alle organizzazioni sindacali che non hanno firmato il contratto nazionale viene impedito di partecipare alle riunioni della contrattazione integrativa, persino nella veste di uditori e persino quando rappresentano la maggioranza del personale.
Soprattutto in quest’ultimo caso il risultato è un controsenso democratico: in molte amministrazioni il diritto di sedere ai tavoli della trattativa spetta a chi è meno rappresentativo, mentre le organizzazioni più radicate e strutturate, come UILPA e CGIL FP, vengono escluse anche se sono maggioranza. Una situazione che le amministrazioni tendono ad accogliere con favore, vedendo sgombrato il campo da interlocutori forti e agguerriti.
A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica amministrazione
Roma, 6 ottobre 2025





