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Sono bastati sei mesi perché il CCNL Funzioni Centrali firmato il 27 gennaio scorso rivelasse la sua inconsistenza. Le notizie che arrivano dai luoghi di lavoro parlano di relazioni sindacali sfilacciate, di atteggiamenti autoritari della dirigenza e di clausole contrattuali violate o interpretate ‘more proprio’ dagli uffici del personale. Il tutto senza adeguata reazione da parte delle organizzazioni che rivendicano l’esclusività dei tavoli contrattuali in sede decentrata.

In un CCNL non basta scrivere norme innovative e potenzialmente favorevoli ai lavoratori: bisogna applicarle. E per applicarle bisogna avere forza e credibilità sufficienti a contrastare la spinta conservatrice delle amministrazioni. Ma la forza e la credibilità non possono appartenere a chi ‘vanta’ un 53% di rappresentatività a livello di comparto (prima delle RSU, ora probabilmente meno), mentre in molte realtà è addirittura minoranza.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Lo smart-working viene attaccato: le amministrazioni riducono le giornate e impongono paletti sempre più vincolanti. Addirittura, in qualche ‘laboratorio’ d’avanguardia già si sperimenta dal 1° luglio l’abolizione totale di tutte le forme di lavoro da remoto, come ad esempio al CNEL, un tempo “Casa dei sindacati”.

La tanto sbandierata settimana lavorativa su quattro giornate (sulla quale comunque a suo tempo avevamo espresso molte riserve) non viene presa seriamente in considerazione in nessun ente.

La programmazione delle ferie, con successivo monitoraggio della effettiva fruizione, in molti uffici si è già trasformata in un diktat dei dirigenti che, forzando il dettato contrattuale, obbligano di fatto i dipendenti a consumare le proprie ferie nei giorni che fanno comodo all’amministrazione, con tanti saluti al bilanciamento vita-lavoro.

I compiacenti firmatari del 27 gennaio non hanno la forza per fermare l’attacco al lavoro pubblico in corso da qualche anno e che oggi sta aumentando. Ne riparleremo presto, temiamo. Giusto il tempo di far diventare legge le nuove regole sulla performance approvate in Consiglio dei ministri il 30 giugno scorso.

Certo, qualcuno si accontenta delle mancette governative. Ma chi ha ancora voglia di fare sindacato vero nella P.A. dovrebbe comprendere che è arrivato il tempo di cambiare obiettivi e strategia. E forse anche compagni di viaggio.

Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 15 luglio 2025